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Luoghi di interesse

Il romitorio dove Sant'Antonio venne ospitato, e da cui partì per il suo “ultimo viaggio”, è oggi sede del convento dei frati minori, e fa parte del complesso dei Santuari Antoniani in Camposampiero. Da qui, dunque, parte l’attuale cammino votivo che ripercorre le tappe del suo “ultimo viaggio”.

Oratorio del Noce

Santuario Del NoceNell'antico borgo di Camposampiero sorgeva il castello del Conte Tiso, che, convertito dalla predicazione del Santo, lo convinse a trasferirvisi per riposare il corpo e lo spirito, a seguito dell’intenso periodo di predicazione. Nel maggio del 1231, Antonio quindi si stabilì nel romitorio fuori le mura, dove vivevano alcuni frati minori. Desideroso di maggiore quiete, si fece costruire una capanna su di un albero di noce, poco lontano. L’Oratorio del Noce sorge dove una volta si innalzava quell'albero che fu “ultima dimora dei Santo”. L’edificio risale al 1400: si tratta di un gioiello d’arte soprattutto per gli affreschi, raffiguranti fatti della vita di Sant'Antonio e soprattutto i miracoli più conosciuti. Attualmente la chiesetta è utilizzata dalla comunità di Clarisse del convento attiguo, che dal 1967 continua idealmente il tipo di vita condotta da Sant'Antonio a Camposampiero, e ricorda a tutti il valore preminente della preghiera.

Santuario della Visione

Santuario VisioneCamposampiero ricorda un altro fatto della vita del Santo: la visione di Gesù Bambino. Dopo la morte del Santo, gli abitanti di Camposampiero vollero custodire i luoghi santificati dalla sua presenza: la chiesetta originaria, dove aveva pregato, celebrato l’Eucaristia e predicato, dedicata a san Giovanni Battista, fu completamente rinnovata e ampliata nel 1437, e la nuova chiesa fu meta di continui pellegrinaggi di devoti. Nel 1769 il Senato veneto ordinò la soppressione di molti conventi, tra i quali anche quello di Camposampiero. Il complesso (chiesa, convento e campagna) ritornò ai vecchi discendenti della Famiglia Camposampiero, i quali non curarono la manutenzione della chiesa che venne in gran parte demolita dal vandalismo francese del 1798. Dopo alterne vicende, il Comune nel 1854 divenne proprietario degli oratori antoniani, e ne curò la manutenzione. Il 17 ottobre 1895, richiamati dall'autorità e dal popolo, i frati minori conventuali ritornarono, e la loro presenza ridiede vita ai Santuari. Nel 1906 si pose la prima pietra dell’attuale chiesa, ampliata nel 1965: il Santuario della Visione custodisce, incorporata e trasformata in cappellina, la “cella della Visione”, sopravvissuta alle ingiurie del tempo e della storia: una celletta di mattoni, appartenente al convento primitivo e abitata dal Santo. Vi si conserva una grande tavola ritenuta suo giaciglio notturno.
Da questi luoghi antoniani, il Cammino si diparte e attraversa il centro storico del paese, per poi proseguire lungo l’argine del
fiume Muson dei Sassi.

Territorio dell’agrocenturiato

AgrocenturiatoSuccessivamente, seguendo il corso del canale, si entra nel comune di Borgoricco, che assieme ai comuni limitrofi, affonda le sue radici nella romanità sorgendo nell'ambito del territorio del graticolato romano.
Le campagne dell’alta padovana infatti, già in epoca paleoveneta e poi romana, erano fortemente colonizzate. All'interno di questa parte di territorio appartenente alla X Regio augustea (Venetia et Histria), ville o piccoli villaggi erano sorti un po’ ovunque.
Il paesaggio veneto del I secolo a.C. era organizzato in centurie. Gli agrimensori romani, portarono alla realizzazione un preciso disegno geometrico in cui strade e fossati formavano un reticolo ortogonale, a distanze regolari (2400 piedi romani), segnando quindi anche i limiti fra gli appezzamenti, agevolando gli spostamenti e regolamentando il fluire delle acque. Tale organizzazione agraria ha fortemente segnato il territorio, lasciando tracce ancor oggi facilmente leggibili dalle foto aeree.
Un’ordinata struttura viaria costituita da decumani e cardi incrociati ad angolo retto, componeva quindi la scansione del territorio. Camposampiero era attraversato in direzione verticale dalla via Aurelia che incrociava in prossimità di Campodarsego la via Decumana (oggi Via Desman), che si sviluppava in direzione est-ovest. Queste due strade principali costituivano, rispettivamente, il Cardo Maximus ed il Decumanum Maximus della centuriazione chiamata “Cis Musonem”.
La via Aurelia (che non ha nulla a che vedere con la più nota via Aurelia dell’Etruria) percorreva gran parte del Veneto, collegando il municipium di Patavium (Padova) alla via Claudia Augusta Altinate passando per Acelum (Asolo).
Al tempo di Sant'Antonio, esisteva quindi una viabilità già consolidata per raggiungere la città di Padova, ed essendo raggiungibile direttamente dal convento di Camposampiero, è molto probabile sia stata la via percorsa dal carro che trasportava il Santo.
Il territorio di San Giorgio delle Pertiche, ricade anch'esso nella centuriazione romana. Successivamente al dominio romano, con le invasioni barbariche, fu a lungo sottomesso ai longobardi, come ricorda l’antica consacrazione della chiesa di San Giorgio, un santo molto caro a quel popolo.

Manufatti di regolamentazione delle acque

Fiume TergolaQuesto territorio, è attraversato da diversi corsi d’acqua: Tergola, Vandura, Tergolino, Muson dei Sassi, che un tempo rendevano i terreni acquitrinosi e poco ospitali e che già i Romani provvidero a regolare e arginare. L’opera di bonifica più completa fu compiuta dai veneziani nel 1600, in località “Torre di Burri”, dove ancora oggi è visibile ed efficiente un singolare manufatto idraulico detto “a botte” chiamato “Pontecanale”: è un autentico crocevia d’acque, attraverso cui il Tergolino e il Vandura entrano nel Tergola che è scavalcato dal Muson, un capolavoro di ingegneria idraulica.

Villa Scudolanzoni Prevedello

Villa PrevedelloNei pressi del Pontecanale, il Cammino lascia l’argine ciclopedonale sul Muson dei Sassi per un breve tratto. Dopo aver attraversato la Strada Statale del Santo, incontra Villa Scudolanzoni Prevedello, con il suo Oratorio, risalente al XVIII secolo, e ritorna a percorrere l’argine del Muson dei sassi.

Oratorio di Campanigalli

Oratorio CampanigalliProseguendo, si entra nel Comune di Campodarsego. Il territorio continua ad essere caratterizzato dalla presenza romana: anche in questo caso, i primi insediamenti risalgono all’epoca Paleoveneta. Quasi tutte le strade del territorio di Campodarsego sono antiche vie romane, sia nel tracciato che nella denominazione.
L’edificio più antico del territorio di Campodarsego è la chiesetta campestre paleocristiana di S. Maria di Panigale a Campanigalli: restaurata in epoca recente, ha svelato l’evidenza di materiali di recupero romani usati nella muratura e le fondamenta dell’abside semicircolare, abbattuta nel 1700.

Il Brenta

BrentaProseguendo verso sud si attraversano i comuni di Vigodarzere e Cadoneghe, marginalmente inseriti nella centuriazione. Il fiume Brenta, che segna i confini a sud verso Padova, caratterizza questo territorio che in tempo remoto era soggetto alle alluvioni provocate dal fiume, le tristemente famose “Brentane”.
La sicurezza ed il benessere degli abitanti erano quindi particolarmente legati alla tutela degli argini e del suolo. Ma con la decadenza dell’impero romano, gli insediamenti furono man mano abbandonati per un periodo di decadenza che parve inarrestabile.
Soltanto dopo il Mille le campagne tornarono a popolarsi e a rivivere per merito dei nuovi interventi di bonifica, dell’arginatura dei corsi d’acqua, del disboscamento e della sistemazione delle strade. Ed è proprio la Via Aurelia a conferire a questi paesi importanza strategica perché da qui passava il traffico della lana diretto al mercato padovano e proveniente dalla zona dell’asolano.

Santuario dell’Arcella

13 Padova Santuario Arcella BisSuperato il Fiume Brenta, il cammino è ormai entrato nel Comune di Padova: importante e originaria tappa finale del percorso è il Santuario dell’Arcella, dove si fermò il carro che trasportava Sant'Antonio morente.
Secondo un’antica tradizione, riportata da numerose fonti, il convento Francescano dell’Arcella sarebbe stato fondato dallo stesso S. Francesco d’Assisi intorno al 1220. “Santa Maria de Cela” fu il primo titolo del cenobio francescano di Padova che comprendeva due nuclei: il monastero delle “Povere Dame” (Damianite, da S. Damiano in Assisi dove visse S. Chiara fondatrice delle Clarisse) ed il convento dei frati minori che officiavano nella chiesetta dedicata alla Vergine.
A metà del XIII secolo il Consiglio maggiore del libero Comune Patavino prese sotto la sua diretta protezione il luogo venerato deliberando di ricostruire a proprie spese l’intero complesso conventuale.
Il Monastero, dopo essere stato gravemente danneggiato durante la presa della città da parte dei veneziani, fu ricostruito grazie a offerte e a lasciti. Il complesso attraversò vicende alterne: da quartier generale della lega di Cambrai in guerra contro la Repubblica Veneta, a lazzaretto in occasione della peste, infine distrutto su ordine del Senato Veneto nel secondo decennio del 1500.
In seguito venne ricostruito un piccolo capitello porticato identificato come la cella in cui mori S. Antonio, che continuò ad essere uno dei luoghi più venerati della città. Tra il 1674 e il 1675 divenne una piccola ma dignitosa chiesetta e nel 1792 la Badessa delle Clarisse, proprietarie dei terreni dell’antico monastero distrutto e di quello chiamato popolarmente “Oratorio di Sant'Antonio”, promosse una campagna di lavori e di restauri del Santuario.
Austero e solenne, ma al tempo stesso caldo e luminoso per le pareti e le strutture in cotto, il santuario attuale, una tra le più interessanti opere architettoniche neogotiche di chiara ispirazione francescana, è stato completato nel 1931. All'interno l’intrecciarsi delle volte a crociera della navata e dei transetti scandisce lo spazio assorbito verso l’alto dal luminosissimo volume della cupola, alta 40 metri, per poi chiudersi nella grande abside contenente il coro conventuale. La cella dove morì Sant'Antonio, vero fulcro del tempio, è ornata solo da una statua del santo morente. Questo santuario, costituisce quindi il punto dove storicamente termina il Cammino.

Basilica del Santo

Basilica Di Sant'antonio Da PadovaIl pellegrino, dopo la tappa al Santuario dell’Arcella, può arrivare sino alla Basilica del Santo, dove furono in seguito trasportate e tuttora riposano le spoglie del Santo, per portare il proprio omaggio alle reliquie ivi conservate. L’ultima parte del tragitto quindi non ripercorre un avvenimento, bensì completa l’esperienza del viandante portandolo sino al luogo di maggiore culto dedicato al Santo predicatore.

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